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lunedì 21 gennaio 2013

Aula365 e il Communication Strategie Lab

Aula365, piattaforma e-learning con contenuti educativo-digitali e numerose opportunità di didattica collaborativa vi invita a partecipare ai nuovi corsi organizzati dal Communication Strategie Lab dell’Università di Firenze ( www.csl.unifi.it ):
1. Corso di Perfezionamento NUOVE TECNOLOGIE PER PARLARE, LEGGERE E SCRIVERE IN CLASSE E FUORI. CONTENUTI E PRATICHE PER LA COMUNICAZIONE FORMATIVA: LIM, TABLET, EBOOK, MOBILE Corso di perfezionamento rivolto a docenti e professionisti della formazione. Dedicato all'uso delle nuove tecnologie all'interno dei nuovi ambienti di apprendimento, con particolare riferimento alla LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), ai tablet (e ai device mobili in genere), agli ebook e ai contenuti digitali. http://www.csl.unifi.it/perfezionamento/ 2. Corso di Aggiornamento: “ SOCIAL MEDIA STRATEGIES” : STRUMENTI E TECNICHE. Il corso, aperto anche ai non laureati, è pensato per i professionisti della comunicazione, della formazione e per tutti coloro che desiderano acquisire conoscenze, competenze e abilità nel settore delle nuove tecnologie della comunicazione e in particolare dei social media. http://www.csl.unifi.it/aggiornamento/ I corsi sono organizzati dal CSL dell’Università di Firenze e diretti dal prof. Luca Toschi (professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi). Aula365 e l’Università di Firenze si incontrano per fondere le nuove tecnologie e l’antico sapere!

venerdì 7 dicembre 2012

“Tradizione e innovazione per la scuola del XX Secolo".

Vogliamo pubblicare la lettera-saggio che il sottosegretario all'Istruzione, il maestro Marco Rossi Doria, ha inviato a Repubblica.it per rispondere al collega Franco Lorenzoni, in riferimento alle polemiche che la lettera "Fino a otto anni scuole libere dai computer" dello stesso Lorenzoni ha suscitato. Ecco la risposta del maestro Marco Rossi Doria.
“ … Una trasmissione televisiva mi ha offerto pochi giorni fa l'occasione molto gradita di ricordare il maestro Alberto Manzi nell'anniversario della sua morte. Fu il protagonista di una delle esperienze pioneristiche per la cultura e l'istruzione nell'Italia del boom. Anziane signore imparavano a leggere e scrivere guadando la tv. Ho l'età per ricordarne alcune che seguivano quelle puntate con penna e quaderno nel piccolo bar del paesino che frequentavo da ragazzino. "Non è mai troppo tardi" diventava lo slogan di una generazione che non era andata scuola e che imparava a leggere in età adulta. Nelle scuole serali e attraverso i programmi della RAI. In molti, all'epoca, guardavano con sospetto la TV e con ancor più diffidenza la sua pretesa di farsi alfabeto, cultura, istruzione popolare. E in effetti, dopo quella breve stagione, la televisione ha svolto in prevalenza altri ruoli meno nobili. Voglio partire da qui per rispondere alla graditissima provocazione di Franco Lorenzoni, che propone di mantenere le classi elementari prive di dispositivi multimediali fino agli otto anni. La scuola, soprattutto quella di base, da un lato deve costruire la possibilità della cittadinanza, insegnando a leggere, a scrivere, a capire testi, a misurare, a porsi domande di senso sulle cose e sul mondo, a usare un metodo di indagine e di discussione, ecc. Non lo si dice abbastanza: ancora oggi tutto questo è necessario, serve, eccome. Per questo lo abbiamo ribadito e - credo - ben declinato nelle Indicazioni nazionali per il curricolo che invito a leggere. Al contempo la scuola ha certamente una vocazione compensativa: vi si fanno cose che si fanno poco altrove. A scuola si ascolta e parla l'Italiano quando a casa e per strada si parlava o si parla il dialetto o una lingua non italiana, si va a teatro o si montano spettacoli quando non vi è altrimenti questa possibilità, si ascolta e si suona la musica classica, si costruiscono video invece di stare imbambolati davanti alla tv, si imparano a leggere i giornali lì dove a casa ciò accade meno, ecc. E si deve certamente insistere - su questo Franco Lorenzoni ha molta ragione - nel creare continue occasioni per prendere contatto diretto con le materie e con il fare - con l'esperienza reale, in un mondo pieno di esperienza virtuale. Quando avevo poco più di vent'anni e i miei alunni costruivano aquiloni, con loro studiavo cosa era il vento guardando insieme i loro aquiloni e poi le mappe e chiedendo loro di segnarsi le parole dette durante i minuti del meteo in tv la sera per parlarne il giorno dopo e capirne il senso. Oggi farei costruire gli aquiloni innanzitutto e poi navigherei con loro nella rete per capire da dove viene il vento e perché, ma dopo aver "provato" molte volte il vento che tende lo spago dell'aquilone da imparare a costruire insieme.... Pelare patate per cucinarle insieme, manipolare la creta, dipingere con le dita e il pennello usando le terre, riconoscere l'odore delle spezie a occhi bendati, costruire giochi di legno con colle, martello e chiodi, camminare in un bosco, ri-insegnare a guardare il cielo e conoscere le stelle, come fa Franco da moltissimi anni... Certamente sì. E' un'indispensabile opera educativa a carattere compensativo. Che non è solo urgente rispetto ad assetti di apprendimento dove il corpo e il rapporto tra mani, sensi e mente vengono messi quasi di lato. E' una cosa che funziona, che entusiasma i bambini, che li fa maturare nelle emozioni e nella mente, che crea curiosità a catena, che riporta le cose in equilibrio ecc. Dunque, non si tratta certo di appiattire il dibattito al solito scontro tra tifosi della tecnologia e suoi avversari. E capisco bene il senso della provocazione. Poi io personalmente non credo nel vietare una cosa che già è, che si muove nel quotidiano dei bambini a età molto precoci, pre-scolari. Non funziona vietare. Molto importante, invece, è ragionare pubblicamente se non sia giunta l'ora di recuperare il senso dell'esperienza di Alberto Manzi per quel che può insegnare a noi oggi su un ri-uso più ricco, critico, vario anche delle tecnologie nel fare scuola in un nuovo momento di grandi stravolgimenti culturali, che investono il modo stesso di apprendere. Il passaggio alla tecnologia e all'informazione multimediale rappresenta uno dei più grandi cambiamenti della storia dell'umanità. Una cosa altrettanto radicale probabilmente accadde qualche millennio fa tra il Tigri e l'Eufrate, quando qualcuno incise per la prima volta le parole cantate tramutandole in segni su una tavoletta di argilla. Si tratta di una rivoluzione che cambia abitudini, comportamenti, distanze. Che cambia persino il funzionamento del cervello, della memoria, della concentrazione. E quindi cambia anche l'apprendimento dei cosiddetti "nativi digitali". Come la scuola debba relazionarsi a questo grande cambiamento è tema centrale della riflessione pedagogica e culturale contemporanea. Chiama in causa la visione che abbiamo della scuola e del suo ruolo nel XXI secolo. Mentre ciò accade, io continuo a pensare che sia necessaria una nuova, grande alfabetizzazione del Paese. Un'alfabetizzazione funzionale, come insegna Tullio De Mauro, che riprenda con forza le finalità del capire la complessità del mondo attraverso una solida palestra iniziale. E credo che in questa palestra - la scuola - ci sia, insieme, spazio e necessità per l'esperienza diretta che si va perdendo e che va salvata e per le tecnologie che comunque sono date ai bambini già dalla tenerissima età e che spetta alla scuola usare in modo più ampio, intelligente, fantasioso, insieme e non contro la scrittura a mano e ogni esperienza diretta. Non credo che i tablet debbano sostituire tutto, non lo credo affatto. La testa ben fatta la si favorisce oggi - questa è la sfida - nei due modi insieme. E l'alfabetizzazione oggi vuol dire un'alfabetizzazione anche informatica, ma non ristretta alle funzioni racchiuse nelle pratiche diffuse e mai esclusiva.. L'Italia è riuscita solo molto in parte a garantire alfabetizzazione negli ultimi decenni. Lo dicono bene i dati. Solo il 20% della popolazione italiana è in grado di capire il significato di un testo breve, un ragazzo su cinque abbandona la scuola prima del diploma o di una qualifica professionale. E 300mila bambini, secondo Save the Children, non hanno la possibilità di aprire un libro, andare al cinema, praticare uno sport, navigare su Internet. Facciamo le due cose insieme. Insomma, concordo pienamente con Franco Lorenzoni: si impara dappertutto e in tanti modi. I bambini devono uscire da scuola insieme agli insegnanti, correre, giocare in modo strutturato e non, esplorare, fare esperimenti, colorare, disegnare, progettare e costruire. Devono avere un contatto con la realtà, profondo, ripetuto e quotidiano, che coinvolga, come è ovvio, tutti i sensi e li aiuti a regolarsi con le cose, i viventi e le situazioni reali, prima ancora che con i loro corrispettivi virtuali. Devono socializzare all'interno di un patto educativo, trovando nella relazione con l'adulto una sponda solida e serena per la propria crescita entro contesti esplorativi diretti e non solo virtuali. Poi però - diciamolo - vanno a casa e trovano mamma e papà e nonni, tablet e pc, cellulari e videogames. Queste tecnologie fanno parte del loro spazio e del loro tempo spesso in modo non mediato, a volte senza limiti né regola o con un uso anche molto "povero". E' importante che la scuola sappia misurarsi e trattare anche con tutto questo. Con quali tempi, modi e strumenti questo sia possibile, lo stanno scoprendo giorno dopo giorno tanti insegnanti che soprattutto nella scuola primaria non hanno mai smesso di sperimentare e innovare e sono capaci da sempre di imparare qualcosa dal modo con cui bambini e ragazzi si relazionano con il mondo circostante e apprendono. Occorre nei prossimi anni fare una ricognizione di quanto realizzato, valutare attentamente gli apprendimenti, punti di forza e di debolezza. E se già oggi un correttivo a favore delle esperienze dirette è necessario, spingiamo in questa direzione. E che ci sia una grande discussione nazionale che senza chiusure preconcette né ottimismo acritico sappia individuare il ruolo che le nuove tecnologie per la didattica possono acquisire nelle diverse fasi evolutive.” Fonte La Repubblica.it

venerdì 26 ottobre 2012

LA SCUOLA DIGITALE: da un progetto di Microsoft

«La scuola digitale» è il titolo del progetto che Microsoft Italia ha favorito e sviluppato nelle scuole di Peschiera Borromeo. Lo scopo è stato quello di stimolare alunni e insegnanti nell’uso di strumenti informatici a supporto della didattica. Il progetto, iniziato a febbraio, si è chiuso nei giorni passati e il bilancio di quest’avventura è stato positivo. Sono stati coinvolti ben 160 studenti e quindici insegnanti degli Istituti comprensivi Montalcini e De André. Professori e allievi hanno avuto a disposizione il Kit for Kids, in altre parole programmi del pacchetto Office in versioni under quindici, per sei mesi. Attraverso ricerche in rete, presentazioni in power point, grafici in excel, lavagne interattive, materiali preparati sul pc di casa e portati in classe con le chiavette, gli studenti sono stati introdotti ‘nell’era digitale’. In realtà i giovani vivono in quest’era da molto tempo al di fuori della scuola. questa volta però, anche i professori si sono affacciati al mondo digitale, grazie alla correzione dei compiti per via informatica. Il progetto di Peschiera non termina qui ma prosegue grazie a nuovi strumenti informatici messi a disposizione da parte di Microsoft. Qualcosa di simile è stato promosso, anche, nelle scuole di Montelupo Fiorentino e Calvano (Napoli). Forse, finalmente, attraverso l’introduzione della tecnologia, il mondo degli studenti si è avvicinato a quello della scuola? In questo caso, la tecnologia sarebbe la soluzione giusta e anche Aula365 ne farebbe parte!

giovedì 1 settembre 2011

Aula365 e la Giornata di Studio sulle tecnologie didattiche per le scuole a Milano

Aula365 partecipa alla Giornata di Studio sulle tecnologie didattiche per le scuole che si svolgerà presso l’Istituto Tecnico Statale “Gentileschi” di Milano il giorno 7 settembre 2011.

L’Istituto Tecnico Statale “Gentileschi” di Milano in collaborazione con Il Centro per la Sperimentazione delle Tecnologie Didattiche dell’I.C. San Giorgio di Mantova organizza per il giorno mercoledì 7 settembre 2011 una “Giornata di Studio sulle tecnologie didattiche per le scuole” con il patrocinio di ANSAS Lombardia e USR Lombardia.
Nella mattinata si terrà un convegno per Dirigenti e Docenti (punti ordinanti, cl@ssi 2.0, funzioni strumentali etc.).
Il pomeriggio sarà dedicato alla visita di stand espositivi di prodotti didattici tecnologici.
Dalle 14.30 Aula365 vi aspetta, presso l’Istituto, in una vera aula didattica, dove sarà possibile sperimentare i contenuti presenti all’interno della piattaforma!
La partecipazione all’evento intende portare a conoscenza di un numero sempre maggiore di stakeholders, l’esistenza di questa rivoluzionaria ed innovativa opportunità di apprendimento: Aula365!

martedì 13 aprile 2010

Finlandia: 10 e lode

E' la Finlandia il Paese con il migliore sistema scolastico secodo i test Osce-Pisa. Gli studenti finlandesi hanno conquistato il primo posto in tutte le tre prove principali: lettura, matematica e scienze. Uno speciale da poco uscito sull'Espresso a cura di Roberta Carlini rivela quali sono i punti di forza del sistema didattico nordico.

Il primo punto di forza è dato dall'avere insegnanti competenti e preparati grazie alla continua formazione obbligatoria. Viene lasciata loro molta autonomia nella definizione dei programmi e incentivata la capacità di adattarsi al cambiamento e allo sviluppo innovativo. Inoltre, la gestione scolastica è delegata ai comuni. Certo, il minor numero di studenti rispetto all'Italia rende molto più facile l'organizzazione, si parla di 500 mila studenti rispetto ai nostri 8 milioni.

Un' importante caratteristica del sistema finlandese è l'uso della tecnologia non solo intesa come disponibilità di mezzi ma come capacità di integrazione delle tecnologie all'interno del sistema scolastico.

Roberta Carlini, descrive la realtà finlandese all'interno dell'istituto Jakomaki di Helsinki dove ogni studente può godere di molti strumenti tecnologici hi-tech (portatile,wi-fi, LIM). In breve, ciò che contraddistingue la Finlandia è un mix di “molte ricerche e di un progetto ad alto tasso di tecnologie: che non vuole dire – si legge nell’articolo - mettere computer e lavagna elettroniche in classe, ma saperli usare per riorganizzare l’interno ambiente scuola”. La piattaforma di Aula365 si sposa da sempre con la possibilità di essere integrata all'interno del sistema scolastico italiano. Chissà se potrà contribuire ad incrementare il livello dei nostri studenti nella prossima classifica Osce-Pisa.

















martedì 9 febbraio 2010

La Spagna e il progetto "Escuela 2.0"

Lo scorso settembre la Spagna ha dato il via a un progetto molto importante riguardante la digitalizzazione della scuola. L'iniziativa è partita inizialmente con alcune classi pilota ed ha interessato 7.100 studenti. Questo programma, che prende il nome di "Escuela 2.0", nel culmine delle aspettative coinvolgerà circa 400.000 alunni di età compresa tra i 10 e 14 anni, 20.000 insegnanti e 14.400 classi.

Escuela 2.0 è stato finanziato al 50% dal Governo Spagnolo e la restante parte dalle Comunità Autonome ed è indirizzato, per il momento, solamente ai ragazzi del quinto grado (10 anni) e ai docenti della scuola primaria e secondaria.

Il progetto di digitalizzazione scolastica prevede l’allestimento di aule tecnologiche, dotate di connessione wireless e di lavagne digitali; i docenti saranno formati adeguatamente all'uso di queste nuove tecnologie e verranno provvisti di laptop; gli studenti, saranno dotati di net pc con connessione internet gratuita, sia nell'ambito scolastico che a casa propria. La novità sarà quella che molti libri cartacei saranno sostituiti dal formato digitale.

Il progetto prevede un altro punto di fondamentale importanza: infatti contiguamente a queste azioni, partiranno una serie di corsi di formazione della durata di 4 anni finalizzate ad una familiarizzazione sia tecnologica che metodologica all’uso degli strumenti rivolta ai docenti, fondamentale per garantire una loro reale applicazione nella pratica quotidiana. Sono inoltre previsti interventi di sensibilizzazione dedicati alle famiglie degli studenti per aumentare l'efficacia del processo.

Anche la scuola piano piano si sta accorgendo di quanto può essere importante ed utile l'apporto della tecnologia nell'insegnamento!

lunedì 18 gennaio 2010

Aula 365 incontra la Comunità Internazionale al BETT 2010


Il BETT, ovvero il British Education and Training Tecnology, è una fiera che si tiene ogni anno a Londra, il cui obiettivo fondamentale è quello di monitorare lo
stato evolutivo delle tecnologie e le loro applicazioni nell'ambito dell'educazione scolastica.

Fin dal 1985, tutte le aziende che si occupano di educazione tecnologica si riuniscono a Londra per proporre soluzioni e innovazioni nell'ambito della formazione scolastica.

Quest'anno la fiera, tenutasi dal 13 al 16 Gennaio 2010, ha contato oltre 29 mila visitatori: i risultati sono stati notevoli in quanto sono state proposte numerose e importanti soluzioni hardware e software nell'ambito scolastico.

Protagoniste assolute le LIM, Lavagne Interattive Multimediali, ormai note per la loro

considerevole funzionalità e la loro semplicità di utilizzo. E' stato presentato, inoltre, un tavolo interattivo che offre la possibilità di lavorare anche in touch screen offrendo la possibilità di studiare, navigare e fare ricerche, e una televisione che si trasforma in una LIM grazie ad un'apposita cornice.

Aula 365 ha fatto la sua parte nel campo del software, presentando i suoi contenuti multimediali studiati ad hoc per facilitare l'apprendimento da parte di bambini e dei ragazzi e le potenzialità che il servizio può offrire educando nell'ottica 2.0.

..una rivoluzione tecnologica importante che apporta nel mondo dell'educazione online un grande cambiamento e un modo tutto nuovo di studiare.